NEET: OLTRE LA SIGLA
Chi sono i NEET, storia e contesto del fenomeno

I NEET (acronimo di «Not in Education, Employment or Training») sono giovani che non studiano, non lavorano e non partecipano a percorsi formativi. Il tasso dei NEET rappresenta la misura principale di quanto una comunità sprechi e dilapidi il potenziale delle nuove generazioni, a scapito non solo dei giovani stessi ma anche delle possibilità di sviluppo e benessere del Paese.
Questa condizione di esclusione dal mondo dello studio, della formazione e del lavoro, più o meno temporanea, può essere il risultato di molteplici fattori: transizioni deboli tra scuola e lavoro, competenze maturate non allineate alle richieste del mercato, politiche attive frammentate e spesso inesistenti, perdita di fiducia nelle proprie capacità e nel sistema, disagio personale o familiare.
La probabilità di essere NEET cresce all’aumentare dell’età ed è maggiore per le donne e per le persone straniere, mentre si riduce all’aumentare del livello di istruzione.
É importante sottolineare che i I NEET non sono un gruppo omogeneo: si tratta, piuttosto, di una categoria eterogenea, costituita da persone con profili, esperienze e bisogni differenti. Comprendere che caratteristiche hanno questi giovani è il primo passo per costruire risposte efficaci e personalizzate, capaci di restituire fiducia e speranza a una generazione che ha tutte le potenzialità per essere protagonista del proprio futuro. È una sfida che richiede visione, determinazione e coraggio, ma che può aprire le porte a un mondo di possibilità.

LA
STORIA
Il termine NEET appare per la prima volta nel Regno Unito alla fine degli anni Novanta, in un documento governativo dedicato all’analisi dell’esclusione sociale.
Da allora la definizione è stata approfondita e condivisa, diventando un indicatore chiave a livello globale per misurare il coinvolgimento dei giovani nella formazione e nel lavoro: oggi, infatti, istituti di statistica ed enti internazionali come l’ILO (International Labour Organization), l’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), il WEF (World Economic Forum) e l’Eurofound hanno adottato e codificato questa definizione per tracciare in modo coerente il fenomeno nei diversi Paesi, offrendo una base solida per sviluppare politiche pubbliche efficaci.
A seconda del contesto analizzato, vengono considerati come NEET i giovani tra i 15 e i 29 anni oppure tra i 15 e i 34 anni.
2025
UNA NUOVA PROPOSTA DI CLASSIFICAZIONE
Volendo contribuire in modo significativo alla discussione e all’individuazione di interventi efficaci a contrasto del fenomeno NEET, insieme all’Advisory Board di Dedalo, nel 2025 abbiamo introdotto una categorizzazione che fosse in grado di cogliere maggiormente alcune specificità italiane.
Partendo dalla categorizzazione proposta nel 2016 da Eurofound e, attraverso un’analisi approfondita del questionario della Forza di Lavoro dell’ISTAT (RFL), abbiamo individuato alcuni elementi che permettono di:
2026
UNO STRUMENTO INTERPRETATIVO E OPERATIVO
La Scala di Gravità nasce dall’esigenza di superare una lettura statica, omogenea e puramente quantitativa del fenomeno così da comprendere tutte le specificità che convivono dietro all’etichetta NEET.
Si tratta di uno strumento, sviluppato nel 2026 dall’Advisory Board di Dedalo, che permette di leggere la distanza dei giovani dal lavoro e il rischio di esclusione occupazionale persistente.
L’indice su cui è stata costruita la scala si fonda su quattro variabili oggettive coerenti con la definizione internazionale di disoccupazione e inattività utilizzate dall’ILO e operativamente rilevate nell’indagine ISTAT sulle Forze di Lavoro:
La scala si inserisci quindi della prospettiva del labour market attachment, ordinando su 8 livelli (da 0 a 7) di gravità le diverse situazioni lungo prossimità o distanza dal mercato del lavoro.

