NUMERI CHE PARLANO 2025
MACROAREE GEOGRAFICHE
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GENERE E CLASSE D’ETÀ GENERE E CITTADINANZA GENERE E TITOLO DI STUDIO GENERE E TITOLO DI STUDIO DELLA MADRE GENERE E CATEGORIE DEDALO CLASSE D’ETÀ E CITTADINANZA CLASSE D’ETÀ E TITOLO DI STUDIO CLASSE D’ETÀ E CATEGORIE DEDALO TITOLO DI STUDIO E CITTADINANZA
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Tasso di NEET (15-34 anni) per area geografica, genere e classe d’età in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
La lettura per ripartizione, genere ed età conferma una forte polarizzazione territoriale del fenomeno NEET, che si accentua nelle classi di giovani adulti. I livelli sono contenuti tra i 15-19enni e il divario territoriale resta relativamente limitato; dai 20 anni in poi, invece, la distanza tra Mezzogiorno e Centro-Nord diventa più netta e riguarda entrambi i generi.
La criticità cresce soprattutto tra i 25-29enni e raggiunge il massimo tra i 30-34enni, dove nel Sud e Isole il tasso arriva al 44,8% tra le donne e al 26,3% tra gli uomini. Il dato segnala che il rischio NEET non si esaurisce nella fase di uscita dal sistema educativo, ma tende a intensificarsi nelle età di consolidamento della vita adulta, in particolare per le donne residenti nel Mezzogiorno. In questa fascia il divario di genere è particolarmente ampio: a livello nazionale il tasso è pari al 30,3% per le donne e al 13,8% per gli uomini (+16,5 punti).
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Tasso di NEET (15-34 anni) per area geografica, genere e cittadinanza in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
C’è un effetto cumulativo delle vulnerabilità legate a cittadinanza, genere e area geografica. Tra gli italiani il tasso NEET cresce nettamente passando dal Centro-Nord al Mezzogiorno, dove raggiunge il 26,4% tra le donne e il 20,5% tra gli uomini.
Tra gli stranieri, la criticità principale riguarda la componente femminile: il tasso delle donne straniere supera il 39% in tutte le ripartizioni e arriva al 52,1% nel Sud e Isole. Il confronto con le italiane è particolarmente marcato: a livello nazionale le straniere registrano un tasso del 41,3%, contro il 16,4% delle italiane. Per gli uomini stranieri, invece, lo svantaggio è più contenuto nel Centro-Nord, ma si accentua nel Mezzogiorno, dove il tasso sale al 28,7%.
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Tasso di NEET (25-34 anni) per area geografica, genere e titolo di studio in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
Tra i 25-34enni il livello di istruzione riduce chiaramente il rischio NEET in tutte le ripartizioni: i tassi sono più alti tra chi ha al massimo un titolo secondario inferiore, diminuiscono tra i diplomati e raggiungono i valori più bassi tra i laureati. Tuttavia, il titolo di studio non elimina le disuguaglianze territoriali e di genere.
La condizione più critica riguarda le donne con basso livello di istruzione, per le quali il tasso arriva al 61,5% a livello nazionale e supera il 74% nel Mezzogiorno. Anche tra i diplomati il rischio si riduce ma resta elevato nel Sud e nelle Isole, soprattutto per la componente femminile. La laurea rappresenta il livello più protettivo, ma non annulla il divario territoriale: tra i laureati, i tassi del Mezzogiorno restano sensibilmente superiori a quelli del Centro-Nord, sia per le donne sia per gli uomini.
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Tasso di NEET (15-34 anni) per area geografica, genere e titolo di studio della madre in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
Al diminuire del livello di istruzione materno aumenta l’incidenza della condizione NEET. Il gradiente è presente per entrambi i generi, ma risulta molto più marcato tra le donne: a livello nazionale il tasso passa dal 6,9% tra le giovani con madre laureata al 52,1% tra quelle con madre con licenza elementare, mentre per gli uomini cresce dal 5,5% al 22,9%.
La dimensione territoriale rafforza questa stratificazione. Nel Mezzogiorno i tassi sono più elevati a parità di titolo di studio materno, soprattutto quando la madre ha un basso livello di istruzione: tra i giovani con madre con licenza elementare il tasso raggiunge il 56,3% tra le donne e il 35,8% tra gli uomini. Tuttavia, la presenza di una madre diplomata o laureata riduce sensibilmente il rischio e attenua sia il divario con le altre aree sia quello di genere. La combinazione tra basso capitale educativo familiare e residenza nel Mezzogiorno individua quindi una condizione di particolare vulnerabilità.
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Tasso di NEET (15-34 anni) per area geografica, genere e Classificazione Dedalo in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
La classificazione Dedalo compatta mostra che la composizione dei NEET varia tra le aree del Paese. Nel Nord, dove l’incidenza complessiva del fenomeno è più contenuta, pesa maggiormente la componente femminile legata alle responsabilità familiari e di cura (intorno al 53%). Questo risultato va letto anche alla luce della maggiore presenza di popolazione straniera nelle regioni settentrionali, contribuendo ad aumentare, tra le NEET del Nord, il peso delle responsabilità familiari. Fra gli uomini invece prevalgono i disoccupati di breve periodo.
Nel Mezzogiorno, invece, la composizione dei NEET appare più segnata dalla debolezza del mercato del lavoro. Qui assumono maggiore rilievo lo scoraggiamento, la disoccupazione di lungo periodo e l’attesa dei risultati della ricerca. La distinzione per genere mostra che tra le donne le responsabilità familiari restano ovunque la categoria principale, mentre tra gli uomini prevalgono condizioni più direttamente riconducibili alla ricerca o alla mancanza di lavoro.
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Tasso di NEET (15-34 anni) per area geografica, classe d’età e cittadinanza in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
Il rischio NEET è sistematicamente più elevato tra gli stranieri rispetto agli italiani e tale divario tende ad ampliarsi nelle aree meridionali e nelle classi d’età adulte. Da un lato, il tasso cresce per entrambi i gruppi al passaggio verso le età adulte, segnalando che la condizione NEET non riguarda solo l’uscita iniziale dal sistema educativo, ma anche le fasi di inserimento e stabilizzazione nel mercato del lavoro. Dall’altro, tra gli stranieri i livelli sono sistematicamente più elevati in ogni classe d’età, con valori particolarmente critici dai 25 anni in avanti.
Tra gli stranieri, lo svantaggio territoriale si somma a quello legato alla cittadinanza, producendo livelli molto elevati: 44,5% tra i 25-29enni e 47,1% tra i 30-34enni.
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Tasso di NEET (25-34 anni) per area geografica, classe d’età e titolo di studio in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
Tra i 25-34enni il gradiente educativo è netto in tutte le aree: il rischio NEET è più alto tra chi ha al massimo un titolo secondario inferiore, diminuisce tra i diplomati e raggiunge i livelli più bassi tra i laureati. Tuttavia, il titolo di studio non annulla il divario territoriale.
A parità di istruzione, il Mezzogiorno presenta sempre valori molto più elevati. Tra i giovani con basso titolo di studio, oltre uno su due è NEET nel Sud e nelle Isole, contro circa tre su dieci nel Centro-Nord. Anche tra i diplomati il divario resta ampio: il tasso supera il 30% nel Mezzogiorno, mentre si colloca tra l’11% e il 18% nelle altre aree. La laurea rappresenta il livello più protettivo, ma non garantisce ovunque la stessa protezione: tra i laureati il tasso resta contenuto nel Nord (sotto il 10%), mentre sale al 16,0% nel Sud e al 20,1% nelle Isole.
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Tasso di NEET (15-34 anni) per area geografica, classe d’età e Classificazione Dedalo in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
L’incrocio tra tipologia di NEET, classe d’età e area geografica mostra che la composizione del fenomeno cambia sia lungo il corso di vita sia tra le diverse ripartizioni territoriali. Al crescere dell’età diminuisce il peso delle condizioni più vicine alla transizione iniziale, come rientro o disoccupazione di breve periodo, mentre aumentano le situazioni più strutturate, in particolare responsabilità familiari e di cura e disoccupazione di lunga durata. Nella fascia 15-19 le responsabilità familiari o di cura incidono poco soprattutto nel Nord est (2,3%), al Sud (6,4%) e al Centro (7,1%) mentre crescono al Nord Ovest (13,4%).
Invece, nel Centro-Nord, soprattutto dopo i 25 anni, la composizione dei NEET è fortemente segnata dalle responsabilità familiari e di cura; nel Sud e Isole, invece, il fenomeno conserva una componente più marcata di disoccupazione, scoraggiamento e attesa di esiti occupazionali. Nel Mezzogiorno, quindi, la maggiore incidenza del fenomeno si accompagna a una composizione più eterogenea, nella quale i vincoli familiari si sommano a difficoltà persistenti di accesso e permanenza nel mercato del lavoro. Tuttavia, nella fascia 30-34 i carichi familiari e di cura rappresentano la voce più indicata anche al Sud (34,8%) sebbene con valori decisamente più ridotti rispetto a quelli registrati nel Nord (-20 punti percentuali).
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Tasso di NEET (25-34 anni) per area geografica, titolo di studio e cittadinanza in Italia, anno 2025 [Fonte: elaborazione ODM su microdati per la ricerca RFL, ISTAT]
L’incrocio tra titolo di studio, cittadinanza e area geografica mostra che l’istruzione riduce il rischio NEET sia tra gli italiani sia tra gli stranieri, ma con un’efficacia diversa a seconda del contesto e del gruppo considerato. A parità di titolo, gli stranieri presentano quasi sempre tassi più elevati (unica eccezione è rappresentata dai giovani con al più la licenza media che vivono nel Sud e Isole). Fra gli stranieri anche il possesso della laurea non garantisce livelli di protezione comparabili a quelli degli italiani con differenze più sostenute al Nord ovest (27,3 punti) e al Centro (21 punti).
Nel Mezzogiorno il gradiente educativo resta molto netto tra gli italiani, ma i livelli sono elevati in tutti i gruppi di istruzione. Tra gli stranieri il rischio rimane alto e la relazione con il titolo di studio appare meno lineare, anche per la minore numerosità di alcune combinazioni. Nel complesso, il titolo di studio è una risorsa importante, ma non sufficiente a compensare gli svantaggi legati alla cittadinanza e al territorio: barriere di accesso al lavoro, riconoscimento dei titoli, reti sociali e segregazione occupazionale possono limitare la protezione offerta dall’istruzione, soprattutto per i giovani stranieri.