L’Istat ha aggiornato gli indicatori sulle condizioni di vita dei minori di 16 anni, evidenziando un significativo rischio di povertà ed esclusione sociale.
In Italia, nel 2024, tale rischio ha riguardato il 23,1% della popolazione totale residente (circa 13 milioni e 525mila persone). Se però ci si concentra solo sui minori di 16 anni, allora questa percentuale è ancora più alta, e si attesta al 26,7%.
Nel nostro Paese, dunque, i bambini e i ragazzi che vivono in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale sono 2 milioni e 68 mila, più di uno su quattro nella loro classe di età.
Un parziale correttivo a questo dato drammatico viene dalla dinamica temporale: secondo quanto evidenziato dall’Istat, infatti, rispetto al 2021 la quota di minori a rischio di povertà o esclusione sociale è diminuita di 3 punti percentuali, scendendo dal 29,7% al 26,7%, con un calo significativo al Nord, dove l’incidenza è scesa di 6 punti percentuali, dal 20,5% al 14,3%.
Dei tre fattori che, insieme, costituiscono il rischio di povertà o esclusione sociale, sono diminuiti, in particolare, sia il rischio di povertà (22,8%; era 25,6% nel 2021) sia la bassa intensità lavorativa (6,7%; era 7,6% nel 2021) in conseguenza del generale andamento positivo del mercato del lavoro. Al contrario, l’indicatore di grave deprivazione materiale e sociale è peggiorato, dal momento che il 6,2% dei minori (5,3% nel 2021) presenta almeno sette segnali di deprivazione sui tredici considerati dall’indagine.
Se si considera l’insieme degli oltre 2 milioni di minori a rischio di povertà o esclusione sociale, una lettura più dettagliata mostra come le variabili esplicative del fenomeno siano molteplici.
La sua incidenza, infatti, conosce dei picchi in base alla ripartizione geografica, con un gap di oltre trenta punti percentuali tra chi vive al Nord (14,3%) e chi vive al Sud o nelle Isole (43,6%), a conferma del più complessivo fenomeno dei divari territoriali nel nostro paese. Anche la cittadinanza è correlata, poiché sono più esposti al rischio di povertà o esclusione sociale i minori stranieri (43,6%) rispetto ai loro coetanei italiani (23,5%). Combinando le due dimensioni, si osserva come il divario raggiunga il suo massimo nel Mezzogiorno, dove il rischio di povertà o esclusione sociale tra i minori stranieri (78,2%) è quasi il doppio di quello dei minori italiani residenti nello stesso territorio (40,9%).
Ragionando in termini di composizione percentuale dei minori a rischio di povertà o esclusione sociale, e non della loro incidenza rispetto al totale dei loro coetanei residenti in Italia, si vede come il 49,2% di essi (cioè più di un milione e 17mila bambini e ragazzi) è di nazionalità italiana e vive nel Mezzogiorno, il 12,9% (più di 266mila) è italiano e vive al Nord: in questa ripartizione vive anche l’11,9% dei minori a rischio di povertà o esclusione sociale con cittadinanza straniera (più di 246mila minori).
Figura 1 – Bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni a rischio di povertà o esclusione sociale, per ripartizione geografica e cittadinanza, in Italia nel 2024 (per 100 bambini o ragazzi con le stesse caratteristiche) (%)

Tuttavia, al di là del territorio e della cittadinanza, il fattore di rischio più elevato è rappresentato dalla condizione socio-economica della famiglia dove vivono i bambini e i ragazzi, nelle sue diverse declinazioni.
Innanzitutto, per quanto riguarda la fonte principale del reddito della famiglia, quando si tratta di lavoro dipendente, infatti, l’incidenza è più contenuta (17,3%); cresce sensibilmente nel caso di lavoro autonomo (24,4%) e ulteriormente quando si vive di pensione e di trasferimenti pubblici, o ancora di altri redditi diversi, il rischio di povertà o esclusione sociale arriva al 77,4% e all’84,7%. Conta poi evidentemente il numero dei percettori di reddito presenti nel nucleo familiare: nel caso di famiglie plurireddito l’incidenza è del 18%, mentre nel caso di un unico percettore il rischio di povertà o esclusione sociale impatta su oltre la metà dei giovani salendo al 53,5%.
Le difficoltà economiche delle famiglie con componenti di età inferiore ai 16 anni sono spesso legate al pagamento di un mutuo per l’abitazione di proprietà (lo paga il 22,7%, quota più che doppia rispetto a quella rilevata sul totale delle famiglie, pari a 10,2%) o al pagamento di un affitto (23,6% contro 18,4%).
Infine, anche il livello di istruzione dei genitori si associa fortemente alla condizione socio-economica della famiglia: è a rischio di povertà o esclusione sociale oltre la metà (51,8%) dei minori con genitori che hanno al massimo la licenza di scuola secondaria inferiore, una quota cinque volte superiore a quella di coloro che hanno almeno un genitore laureato (10,3%). Infine, incide anche la tipologia familiare, con uno svantaggio per le famiglie monogenitoriali, soprattutto in presenza di più figli. In base ai dati, infatti, il rischio di povertà o esclusione sociale aumenta anche al crescere del numero dei minori di 16 anni presenti in famiglia: per i figli unici che vivono con i genitori, l’incidenza è pari al 18,1%, e sale al 26,2% se ci sono altri fratelli o sorelle. Per chi, invece, vive con un solo genitore, il rischio di povertà o esclusione sociale diventa, rispettivamente, del 38,3% e del 53,3%.
Figura 2 – Percentuale dei minori di 16 anni che rischiano povertà o esclusione sociale in Italia nel 2024 (per 100 bambini o ragazzi con le stesse caratteristiche) (%)

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