NEET 15-34 anni in calo nel III trimestre 2025: scendono a 1,82 milioni. Miglioramenti soprattutto tra i più giovani, ma dopo i 30 anni una donna su tre resta fuori da studio e lavoro.
Nel terzo trimestre del 2025 il tasso di NEET tra i 15 e i 34 anni scende al 15,1%, in miglioramento rispetto al 17,8% registrato nello stesso periodo del 2024, e in continuità con il trend discendente riscontrato anche nel secondo semestre 2025. Il dato è in parte riconducibile all’impatto positivo del PNRR sull’economia italiana, così come alla riduzione demografica delle nuove generazioni. In termini assoluti, i NEET diminuiscono di circa 313 mila unità, attestandosi a 1 milione e 820 mila giovani.
È quanto emerge dall’aggiornamento trimestrale a cura di “Dedalo – Laboratorio permanente sul fenomeno NEET” di Fondazione Gi Group. Lanciato a luglio 2025, il progetto, unico nel suo genere, ha istituito in Italia un Osservatorio continuativo e sistemico per conoscere, contrastare e prevenire l’incidenza dei giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi. L’iniziativa è realizzata in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con ZeroNeet – il programma di contrasto al fenomeno dei Neet promosso da Fondazione Cariplo – e Fondazione Compagnia di San Paolo.
Migliorano soprattutto i più giovani
Il calo del fenomeno riguarda tutte le classi d’età, ma con intensità diverse. I progressi più marcati si registrano tra i 20-24enni, dove il tasso di NEET passa dal 18,4% al 13,8%. Anche tra i 15-19 anni si osserva una riduzione significativa, con il tasso che scende al 5,2% (-2,6 punti percentuali). Tra i 25-29enni l’incidenza scende al 18,9%, mentre tra i 30-34enni si attesta al 22% (rispettivamente -2,6 e -0,8 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2024).
Diminuiscono i NEET tra uomini e donne, ma il divario resta
La riduzione del fenomeno riguarda entrambe le componenti di genere. Nel terzo trimestre del 2025 le giovani donne NEET sono 1,085 milioni (-152 mila rispetto al 2024), mentre i ragazzi sono 735 mila (-161 mila).
Il tasso femminile passa dal 21,2% al 18,7%, mentre quello maschile scende dal 14,5% all’11,8%. Nonostante il miglioramento complessivo, il divario di genere resta stabile, confermando una maggiore esposizione delle donne alla condizione di inattività.
Le differenze diventano particolarmente evidenti nelle età adulte: tra i 30-34enni, ad esempio, l’incidenza raggiunge il 30,7% tra le donne, contro il 13,7% degli uomini.
Il titolo di studio continua a fare la differenza
Tra i giovani di 25-34 anni, cioè quelli ormai usciti dal sistema educativo, il tasso di NEET scende dal 22,1% al 20,5%.
Il miglioramento più evidente, rispetto al titolo di studio, riguarda i diplomati, per i quali l’incidenza passa dal 22,2% al 18,8% (-3,4 punti percentuali).
Rimane invece molto elevato il rischio per chi possiede un basso titolo, con un tasso stabile al 38,6%, mentre tra i laureati l’incidenza è molto più contenuta (11,9%).
Le differenze di genere si amplificano proprio tra i livelli di istruzione più bassi: tra i 25-34enni con al massimo la scuola secondaria inferiore il tasso di NEET raggiunge il 59% tra le donne, più del doppio rispetto agli uomini (24,3%).
Il Mezzogiorno resta l’area più esposta
Il calo dei NEET interessa tutte le aree del Paese, ma resta marcato il divario territoriale.
Le riduzioni più consistenti si registrano nel Sud e nelle Isole: nelle Isole il tasso passa dal 29,4% al 24,4%, nel Sud dal 27,1% al 22,6%.
Nel Nord i livelli rimangono decisamente più contenuti: 9,1% nel Nord-Est e 10,4% nel Nord-Ovest.
Cambia la composizione dei NEET
L’analisi secondo la classificazione di Dedalo evidenzia anche alcuni cambiamenti nella composizione interna del fenomeno.
Nel terzo trimestre 2025 crescono le quote di giovani in attesa di risposta dopo una candidatura (+3,5 punti percentuali) e di disoccupati da oltre un anno (+2,8 punti).
Diminuiscono invece gli scoraggiati, che scendono dall’12% all’8,7%, e i NEET per motivi personali, che passano dal 10,3% al 6,4%.
Tra le condizioni più diffuse emergono: responsabilità familiari (16,3%), attesa di risposta (15,4%), disoccupazione di lungo periodo (13,3%).
Le responsabilità familiari pesano soprattutto sulle donne
Le differenze di genere sono particolarmente evidenti nelle cause dell’inattività.
Tra le donne NEET il 25% indica responsabilità familiari come motivo principale, contro appena il 2% degli uomini. Anche le condizioni legate alla cura – sia per scelta sia per l’assenza di servizi accessibili – riguardano quasi esclusivamente la componente femminile.
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